Fish Forward: resterà il pesce nei mari?

Il WWF lancia a Expo 2015 il nuovo progetto dedicato al consumo di pesce sostenibile

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Linstallazione interattiva Fish Forward a Cascina Triulza. Fish Forward sarà a Expo Milano 2015 fino a domenica 25 ottobre. Ecco quanto è diminuita la popolazione ittica nei mari. -39% di pesci nei mari. Pescatori al lavoro. Necessaria una pesca sostenibile. Il by-catch contribuisce a spopolare i mari. Tipica pescheria dei quartieri europei.

Il WWF, nell'ambito della settimana dedicata alle sue attività che avrà inizio il 18 ottobre con il WWF Day, darà l'avvio al progetto Fish Forward. Dedicato al consumo sostenibile di pesce, in Expo Milano 2015, presso il cortile di Cascina Triulza, verrà installato un allestimento interattivo attraverso il quale conoscere il mare, conoscere gli habitat marini delle specie di pesce che mangiamo. Sapere quando è giusto pescarli e quando no. Diventare consapevoli del fatto che, dal nostro consumo di pesce dipende la sopravvivenza delle specie viventi nei mari. In futuro potremmo non avere più pesce da mangiare.

    Ad animare e intrattenere il pubblico per tutta la settimana, due "uomini-pesce", grazie alla collaborazione con l'Accademia dei Filodrammatici di Milano.

    Il progetto è finanziato dall'Unione Europea e nasce nell'anno europeo dedicato allo sviluppo: "European Year for Development 2015". Il progetto Fish Forward, coinvolge il WWF di 11 Paesi europei e terminerà nel 2017.

In 50 anni il consumo di pesce è aumentato: i pesci sono diminuiti

Nel 1960 la popolazione mondiale consumava mediamente 9.9kg di pesce all'anno, a causa anche delle condizioni economiche di molti Stati ovviamente. Nel 2012 il consumo pro capite è diventato di 19.2kg annui. Flotte di pescherecci sempre più grandi cercano di soddisfare una richiesta di pesce che è in costante aumento.

    Il ciclo riproduttivo dei pesci non è in grado di ripopolare i mari nei tempi richiesti dal mercato del pesce, ovvero, da noi consumatori di pesce. Il ritmo riproduttivo dei pesci segue il "loro stile di vita".

Il by-catch

Bisogna aggiungere altri effetti collaterali alle tecniche di pesca, i quali contribuiscono a spopolare i mari. Gli inglesi lo chiamano by-catch. Quando un peschereccio getta le reti in mare, ad essere intrappolati non troviamo solo i pesci adatti al mercato, restano uccise molte altre specie. Inoltre, se le reti non sono a norma, rischiano di pescare gli esemplari molto giovani, di quei pesci adatti alle nostre tavole. Uccidendo la popolazione giovane, non si dà il tempo alla specie di riprodursi: la conseguenza è l'estinzione.

Strage infinita

Ancora ogni anno 250.000 tartarughe marine, muoiono per le pratiche di pesca scorrette. Con esse restano uccisi 100 milioni di squali, 300.000 balene, 300.000 uccelli marini. (Fonte: dati WWF).

Cosa possiamo fare noi cittadini?

Fish Forward nasce appunto per informare noi cittadini, riguardo le condizioni dei mari da un punto di vista dello spopolamento, causato dalla pesca eccessiva e scorretta. La pesca deve diventare sostenibile e deve rispettare la biodiversità dei mari. Il Mare Mediterraneo è ricco di molte varietà di pesci, ma con popolazioni più ridotte, rispetto ai mari più freddi con meno specie e popolazioni molto numerose.

    Conoscere questa prima caratteristica dei mari è già una presa di consapevolezza. Bisogna poi sapere che in Europa è obbligatorio esporre l'etichetta, anche per il pesce fresco. Nell'etichetta devono essere riportate alcune informazioni essenziali come il nome del pesce, da dove arriva, se è stato pescato o allevato e come è stato pescato, se è fresco o decongelato.

    Inoltre l'Europa stabilisce delle taglie minime per tutti i tipi di pesci e molluschi. Al di sotto di quella taglia un pesce non può essere né pescato, né venduto. Questo non per colpire i pescatori e fargli perdere il lavoro, ma per consentire ai pesci di riprodursi e ai pescatori di esistere ancora come categoria fra 100 anni e più. Se acquistiamo pesci evidentemente troppo giovani, ci rendiamo complici di un sistema commerciale corrotto, che condurrà il mare a essere un deserto d'acqua salata.

    Questo è ciò che ogni singola persona che mangia pesce può fare. Chiedere informazioni riguardo il pesce; non comprare pesce troppo giovane, costringendo così la filiera ittica a non pescarlo più.

    In fine biodiversità nel piatto. Non compriamo sempre gli stesi prodotti ittici e magari quelli più richiesti, variamo. Acquistiamo prodotti ittici diversi e meno gettonati: aiuteremo i pesci a ripopolare i mari. Altrimenti da qui a qualche decennio potremo pure dire addio al pesce nelle nostre ricette culinarie.

Pesce certificato e le etichette

Certamente per il pesce fresco è arduo trovare le etichette, ma dove ci sono è possibile controllare se esso proviene da attività di pesca sostenibile, certificato MSC, o da acquacoltura sostenibile con certificato ASC stampato sulle confezioni, cartellini ecc. Le etichette aiutano a fare scelte d'acquisto, perché sono guide affidabili.

    Pesca sostenibile. Nell'ambito della pesca sostenibile esiste la certificazione della Marine Stewardship Council: che ha un logo con pesce bianco su sfondo azzurro facilmente riconoscibile. Viene assegnato ad aziende con attività di pesca sostenibile, in condizioni monitorate e senza intaccare la loro capacità riproduttiva. Per il WWF, MSC ha un programma di certificazione soddisfacente che rispetta i criteri internazionali richiesti da FAO e ISEAL.

    Ottenere la certificazione MSC non è semplice e chi la possiede dimostra di praticare una pesca che non intacca le riserve marine di pesce e non distrugge l'ambiente marino durante il suo lavoro. Sono 373 le aziende nel mondo che detengono la certificazione e 28.000 sono i prodotti ittici certificati.

    Lo stesso certificato viene assegnato a ristoranti che nella loro attività utilizzano esclusivamente prodotti ittici provenienti da pesca sostenibile.

    Acquacoltura sostenibile. L'altro certificato internazionale è l'ASC della Aquaculture Stewardship Council. Gli allevamenti che ottengono la certificazione, possono provare di non intaccare l'habitat in cui operano, che utilizzano mangimi a base di pesce catturato in modo sostenibile e quindi con certificazione MSC e che mantengono buone condizioni di lavoro.

    L'acquacoltura è oggi un settore in rapida crescita. Circa la metà dei prodotti ittici che mangiamo, proviene dall'acquacoltura e continuerà ad espandersi in futuro.

    Quanti volessero ulteriori informazioni sull'attività dell'ASC consigliamo di seguire questo link.

Pesce sostenibile senza certificato: esiste! Come riconoscerlo

Accanto alle aziende certificate, esistono anche aziende che non possono permettersi le costose certificazioni e che comunque svolgono il proprio lavoro di pesca in modo virtuoso, rispettando le leggi e la naturale riproduzione delle specie ittiche. Anche tali aziende vanno premiate da quanti acquistano prodotti ittici.

    Norme Europee. Come scegliere un prodotto senza certificato ma sostenibile? Dal 2014 l'Unione Europea ha stabilito alcune regole riguardo le informazioni contenute dalle etichette dei prodotti ittici. L'etichetta deve informare circa i dati della specie ittica, del luogo di cattura, del metodo di cattura, i metodi produttivi impiegati. L'etichetta è obbligatoria per il pesce fresco e congelato.

    E poi non comprare mai pesce di taglia troppo piccola, per scoraggiarne la pesca. Esiste un regolamento europeo che stabilisce le taglie minime per ogni essere marino venduto in pescheria. Questo il link dell'Allegato III del regolamento europeo "Mediterraneo" 1967/2006.

   L'impegno del WWF. Il WWF è molto attivo in questo ambito con programmi per il miglioramento della gestione della pesca, rivolto a piccole e grandi imprese del settore pesca e allevamento. Inoltre organizza partnership tra il settore vendita al dettaglio e la gastronomia.

L'esperienza di Michele il pescatore sostenibile

Pescatore nella sua barca
Foto Claudia Amico WWF-Canon.

A Torre Guaceto in provincia di Brindisi, esiste una vasta area dichiarata Riserva Statale dal 1991 e Oasi WWF. Nel 2000 la pesca nell'area marina della riserva è stata vietata, causando un fortissimo attrito con la comunità di pescatori dell'area, che si sono giustamente visti minacciati nella loro attività lavorativa e di sostentamento delle famiglie.

    Ne è conseguita una intensa attività di pesca illegale che ha minacciato le specie protette dell'area. Grazie al buon senso, si è arrivati a un programma di pesca controllata che ha permesso la riapertura del tratto di mare nel 2005.

    I pescatori ora sono supportati dai ricercatori e dal personale dell'area marina protetta. Oggi i pescatori come Michele, che lavora nell'attività di pesca della zona, usano reti a maglia larga e con lunghezza limitata. Inoltre catturano anche pesci di basso valore commerciale, che vengono promossi in collaborazione con Slow Food. Grazie al progetto si è potuta preservare l'area marina, ma anche garantire il lavoro dei pescatori, che oggi hanno migliorato il loro reddito e svolgono addirittura un ruolo attivo nella gestione dell'area marina.

    Michele è appunto uno di loro e così ha commentato il progetto: «Lavorare con i ricercatori ed i manager dell'Area Marina Protetta di Torre Guaceto mi ha veramente aiutato a capire i benefici della regolamentazione della pesca. Oggi, il mio reddito è protetto e sono meno preoccupato per il futuro della nostra comunità».

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