Intervista a MammaFotogramma per il 'tavolo interattivo' del padiglione Santa Sede

La tavola come schermo cinematografico. Intervista a Ettore Tripodi, coordinatore del progetto

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Uno studio dedicato al linguaggio dell'animazione, alla ricerca di nuove forme espressive che nascono dalla fusione di altri linguaggi. Un lavoro di ricerca e studio, questo è MammaFotogramma, una giovane azienda del mondo dell'animazione e non solo, nata nel 2008. Disegnatori ed esperti di cinematografia, animazione, design, architettura per un'attività di grande successo.

    Rai 5, Rai 3, Vodafone, Vans, Teatro alla Scala, sono solo alcune delle numerose e prestigiose aziende per cui hanno lavorato. Per la Santa Sede hanno realizzato il Tavolo Interattivo, visitabile nel Padiglione presente in Expo Milano 2015.

    Abbiamo intervistato Ettore Tripodi, tra i fondatori di MammaFotogramma e coordinatore del progetto.

Progetto di MammaFotogramma

L'intervista a MammaFotogramma

Cosa vuole comunicare il Tavolo interattivo ai visitatori?

«Il tavolo interattivo vuole rappresentare la comunità che si raccoglie attivamente. Il tavolo diventa così “la tavola” nell’accezione più alta del termine, il luogo dove l’uomo compie una porzione significativa della propria vita. La tavola è quindi l’unione di più piani che rappresentano diversi ambienti e situazioni.

    All’interno del padiglione la tavola diventa un grande schermo cinematografico che racconta la vita utilizzando diversi registri narrativi. L’ambizione di Mammafotogramma è quella del drammaturgo che costruisce un piccolo mondo e lo confina nel boccascena del teatro, di modo che per un istante il pubblico possa abbracciarne la complessità.

Tavolo da cucina     Il Tavolo sul quale vengono proiettati questi ambienti ha 28 sensori di prossimità, uno ogni 80 cm, che sollecitati dai visitatori attivano dei video. Quindi uno spettatore che si avvicina al tavolo attiverà il filmato relativo alla postazione più prossima. Supponendo che il primo ambiente sollecitato sia quello della cucina, lo spettatore vedrà apparire le mani di una donna che porta sul tavolo un tagliere, della farina, poi l'acqua, il sale, che impasta il pane e così via. La percezione è quella di una visione in soggettiva. Quando il fruitore si sposta lungo il tavolo per vedere un altro contenuto, il video che ha attivato precedentemente si interrompe, via lo spettatore, fuori scena la protagonista del video. Di conseguenza se l'utente è da solo può vedere unicamente una piccola porzione di quella che è la comunità, perché attiva solo una postazione per volta. Viceversa, più persone stanno attorno al tavolo più la rappresentazione della comunità si fa ricca e strutturata. Inoltre, se si attivano due postazioni adiacenti contemporaneamente, i video possono interagire.

 tavolo da lavoro     Può capitare, ad esempio, che la donna che fa il pane giochi con il bambino che ha davanti, oppure che la mano della donna attraversi il confine della cucina ed entri nell'ambiente adiacente - la bottega del vasaio - e prenda una brocca d'acqua. In questo senso dalla modalità di fruizione dipende il contenuto che si estende o scompare, interagisce o si ferma in corrispondenza della presenza e della posizione degli osservatori. La complessità del film dipende dagli spettatori: più persone si raccolgono attorno al tavolo più il pubblico avrà la percezione di far parte di una comunità complessa e articolata».

Più un tavolo per giocare o per riflettere?

«Abbiamo cercato di allontanarci il più possibile dall'aspetto ludico fine a se stesso, spesso le installazioni interattive rischiano di diventare dei videogiochi. Nel nostro caso invece la modalità di fruizione interattiva dei video diventa parte del contenuto perchè più persone stanno attorno al tavolo più il film si fa complesso e articolato, quindi il film dipende da quante persone stanno attorno al tavolo, quando arrivano, dove arrivano e come si muovono».

Quali sentimenti, sensazioni ed emozioni vuole suscitare il tavolo interattivo?

«Nel tentativo di ritrarre la complessità abbiamo cercato di utilizzare molti registri narrativi, per cui ci sono video più documentaristici, come la donna che fa il pane in cucina o il vasaio che lavora la creta sul tornio. Altri video invece hanno un registro simbolista, metafisico, come ad esempio la donna anziana che si guarda allo specchio e si scopre giovane, oppure il terrario dove proponiamo un unico loop in cui i giorni e le stagioni si susseguono incessantemente. L'abbondanza della natura – rappresentata dalla cornucopia – muove l'alternanza tra morte, sviluppo e vita anche attraverso la marcescenza dei frutti, che con la propria apparente morte danno vita al terreno prima brullo.

    Attraverso una narrazione non lineare che unisce diverse tecniche filmiche – filmato, animazione stop-motion, pixilation, etc. la cui compresenza sullo schermo è cifra stilistica dello studio MammaFotogramma –, il "Tavolo interattivo" vuole riprodurre, sinteticamente ma senza semplificazioni, la ricchezza e la molteplicità del consorzio umano».

Ilustrazioni
Come siete passati dall'idea alla realizzazione. Avete creato qualche bozzetto, un disegno, un'immagine fotografica...

«Siamo tutti buoni disegnatori, il disegno è un grande strumento di indagine e di riflessione, e soprattutto aiuta a raccontare i progetti agli altri. Quando abbiamo presentato il progetto abbiamo allegato al testo numerose illustrazioni».

Quante e quali figure creative hanno lavorato al progetto?

«Oltre al gruppo più ristretto di mammafotogramma abbiamo necessariamente allargato ad altri professionisti con i quali siamo soliti collaborare, perchè vista la complessità del progetto e lo scarso tempo a nostra disposizione, abbiamo avuto bisogno della presenza di altre figure. I programmatori che hanno realizzato il software per il progetto, la post produzione che ha sistemato tutti i video e li ha ordinati perchè il software potesse leggerli, gli animatori che hanno realizzato le animazioni in stop motion, gli scenografi, il fonico, le ragazze della produzione che hanno gestito gli attori, e hanno coordinato il lavoro di tutti. Insomma, ci vogliono tutte le figure che servono alla realizzazione di un film con la complessità ulteriore data dal fatto che il film è interattivo e abbisogna di un supporto (software, hardware) studiato apposta e figure professionali in grado di costruirlo».

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